Entro e un cameriere mi viene incontro.
Sono da solo, gli faccio.
Prego, si accomodi pure qua, o anche là, mi fa lui.
Al centro della sala c'è un tizio che legge il giornale a tavola, la televisione è a due metri, sintonizzata su Studio Sport, si parla di calcio. In fondo c'è una tavolata con alcune persone: scelgo un tavolo all'angolo, laggiù, e mi siedo di fronte la finestra, per dare un'occhiata alla strada e al mare pochi metri più avanti.
Un altro cameriere mi porge il menù: per togliermelo di torno ordino subito una bottiglia di acqua minerale, non gassata. Lui si allontana e poi mi porta l'acqua: la posa sul tavolo con malagrazia, farà lo stesso con le portate, quasi avesse deciso che sono un morto di fame di quelli che non lasciano mancia (forse perché ho la giacca ma non porto la cravatta).
Mi lascia dieci minuti da solo a studiare il menù, ma tanto ho già deciso: prendo un antipasto di mare e una porzione di cuscus (anzi kusku, come scrivono qui).
Inizio l'attesa.
Al tavolo di fianco è tutto un susseguirsi di "avvocato di qua", "avvocato di là", "l'ultima volta che abbiamo avuto consiglio d'amministrazione a Milano" e chiacchiericcio vario. Parlano di calcio, i soliti luoghi comuni sulle squadre italiane, poi di una coppia che alcuni conoscono, dove lui è un tipo silenzioso e lei invece è una che regge la conversazione da sola per sei ore filate. Sono così diversi, dice uno, ma forse è proprio per questi che si sono sposati, dice l'unica donna del tavolo, un avvocato pure lui, romana, che tifa Roma, come quel tale che le sta di fianco, che però va allo stadio solo perché gli piace l'ambiente. Luoghi comuni a sazietà, tanto per cambiare.
Buoni questi gamberi, così rossi, dice uno, voi non ce li avete mica così, risponde l'altro, mi ricordo, interviene il terzo, l'avvocato, che quando studiavo a Milano c'era un mio compagno di corso che ogni settimana si faceva mandare per via aerea una cassetta di pesce freschissimo direttamente a Linate, e invitava noi e anche i professori qualche volta a cena, oggi come oggi sarebbe impossibile pensare di poter spedire tranquillamente una cassetta di pesce fresco a Milano, a proposito, dice il primo, tempo fa ho mangiato a Milano, ho chiesto da dove venisse il pesce, mi hanno detto che viene da qui, e certo, dice la donna, adesso c'è pure questa moda del pesce crudo, del sushi, buono questo vino, dice un altro a un certo punto, sì, è della cantina tal dei tali, ma si trova a Roma?, l'altra volta l'ho cercato ma non l'ho trovato, lo puoi comprare solo in un certo posto, io me ne intendo, sono sommelier di primo livello, accidenti!, figurarsi, non vuol dire niente, il primo livello è quello iniziale, ma quando uno lo dice sembra chissà cosa..., risate di tutta la tavolata, mentre i camerieri servono gli spaghetti con i ricci, una volta, quarant'anni fa, in una mezzoretta potevi riempirne una cassetta, qua a pochi metri dalla riva, questi sono buoni, di solito arrivano dalla Cina, dal Vietnam, vi devo confessare una cosa, dice l'avvocato donna, tempo fa ho comprato un barattolino di ricci per fare la pasta, adesso sono pentita però, altre risate, chiacchiere sullo stato delle forze dell'ordine, sulla mancanza di fondi per potersi permettere il gasolio per mandare avanti le motovedette, che non possono andare oltre le dodici miglia, me l'ha detto un mio amico della Capitaneria, non hanno i soldi, anzi, sapete cos'è successo l'altra volta?, c'era questo serbatoio pieno di gasolio sequestrato a un tale che si era rifornito da una piattaforma in mezzo al mare, lo fanno spesso così non pagano l'accisa, le tasse, è tutto guadagno, allora, c'era questo serbatoio al porto ed è stato usato quel gasolio per i mezzi della Capitaneria, intanto arriva il pesce, dentro un piatto enorme, sarà lungo un metro, circondato da patate e pomodorini, i camerieri iniziano a dividerlo, uno mette al centro della tavola la testa del pesce, questa è una ghiottoneria per intenditori, afferma uno dei commensali, la parte delle mascelle del pesce è apprezzata da chi veramente conosce il pesce, sentenzia il tipo.
Intanto ho finito di mangiare, passa sulla strada l'ennesima bicicletta, non fa ancora caldo feroce, bevo l'ultimo sorso d'acqua, mi alzo per andare a pagare: ventisei euro, neanche tanto caro, per come ho mangiato.

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