2010-04-26

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Uno sporco lavoro / 2

Il generale Afanasjevic aveva mani delicate, testa piccola e triangolare, spalle grandi e squadrate, e un'uniforme grigia piena zeppa di decorazioni e mostrine e medagliette e sigle oscure note solo a quelli dello Stato Maggiore che gli giravano attorno e che da lui prendevano ordini.
Mi fece segno di sedere sulla sedia bianca che aveva di fronte la scrivania, poi iniziò a parlare, dopo aver dato una rapida occhiata al rapporto interno, fresco di stampa, che gli avevo consegnato sotto il naso:
"Dunque lei mi vuole forse dire che quello che sembra un malore è stato in realtà provocato?"
Se c'era un pregio in quest'uomo era che veniva subito al dunque: intelligenza raffinata, perspicace, una mente acuta, mai banale nelle sue riflessioni.
"Sì, signore. Il rapporto tossicologico ambientale è chiaro".
Come membro civile non era necessario che mi rivolgessi con eccessiva deferenza verso un militare, tuttavia non potevo fare a meno di essere intimorito da quell'uomo.
"E cosa pensa di suggerirmi?".
Questa poi! Io suggerire qualcosa al grande generale Afanasjevic, capo di Stato Maggiore di Gonorra!
"Dovremmo convocare il loro ambasciatore e chiedere spiegazioni".
Una luce sembrò accendersi nei suoi occhi scuri, mentre un sorriso compariva sul suo volto.
"L'ho già fatto".
"Bene, signore, e cosa le ha detto?".
"Non molto, a parte implorare pietà".
"Pietà? Perché? Cosa gli è successo?"
"Questi terrestri hanno una sensibilità al dolore veramente bassa...".
Aprì un cassetto della scrivania e ne tirò fuori la testa mozzata dell'ambasciatore terrestre.
"Suppongo che la Terra non la prenderà molto bene".
Pensai che quel pazzo ci aveva ficcato nuovamente in una guerra per soddisfare il suo sadismo militarista. E ne fui contento.

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