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Autobiografia non autorizzata Cose che scrivo Le mie recensioni
2009-12-04

Quando lei fa il lui





Io la perizia psichiatrica la farei fare al marito, che per cinque anni si è accollato questo comportamento inumano da parte della gentile consorte senza fiatare, lasciandosi crescere pure un bel paio di corna ben visibili da ogni casa del paese. Perché in fondo la moglie altro non ha fatto che ribaltare i ruoli, e da donna vittima si è trasformata in donna carnefice, incarnando forse i sogni di molte sue connazionali.
Al marito va tutta la mia disistima.

Tra ergastolo e redenzione





Questi due poveretti rischiano parecchio: di questi tempi un ergastolo non lo si dà nemmeno a un mafioso assassino spacciatore pluripregiudicato. Al massimo, lo si aiuta a cambiare vita, lo si accompagna nel suo percorso di redenzione personale, lo si incoraggia ad andare avanti.
L'unica speranza che hanno di farla franca, Sollecito e la Knox, è quella di coinvolgere Silvio Berlusconi nel loro menage rosso sangue, e dire che quella maledetta sera c'era pure lui in casa, mentre Dell'Utri lo aspettava fuori in macchina.
Saranno sempre più credibili del killer di un prete che parla un italiano incerto e che si è pentito casualmente soltanto dopo l'arresto, non prima nè durante la sua attività criminale:

Quando Madre Natura ordinava, lui ubbidiva. Come il 23 novembre del '93, quando insieme ad altri cinque era andato a prendere al galoppatoio il piccolo Giuseppe, il figlio del pentito Santo Di Matteo. Lui e gli altri avevano addosso una blusa da poliziotti, l'auto con il lampeggiante della polizia, portavano parrucca e barbe finte. Lo rapirono il bimbo. E lo consegnarono a un altro macellaio, Giovanni Brusca. Dopo 799 giorni di prigionia, Giuseppe pesava trenta chili. L'hanno strangolato. O come la sera del 15 settembre 1993, quando con Salvatore Grigoli si avvicinò a don Pino Puglisi e lo uccise mentre il prete gli sorrideva. Omicidi. Sempre omicidi. Gaetano Buscemi. Giuseppe e Salvatore Di Peri. Giovanni Spataro. Domingo Buscetta, il nipote di Tommaso. Marcello Grado. Uno degli altri sicari, Giuseppe Ciaramitaro, ha confessato al pubblico ministero Alfonso Sabella: "Un giorno avevamo appena strangolato un ladro e c'era venuta fame. Ho comprato i panini: Spatuzza cu 'na manu manciava e cu l'avutra arriminava". In una mano aveva il panino, nell'altra il mestolo che serviva ad ammormidire tibie e femori dell'uomo che stava sciogliendo nell'acido.

Non lasciate che i giovani...





Bene, bravo, bis al presidente Napolitano: perché permettere che i nostri giovani lascino il paese? C'è bisogno di camerieri e di carne da cannone per lorsignori della casta, gente che gli sbrighi le faccende e che gli dia una mano nei lavori di casa.
Perché lasciarli andare all'estero, quando potrebbero fare tanto qui da noi?
Prendano esempio da suo figlio: è rimasto in Italia, e ora è professore ordinario di Diritto Pubblico.

2009-12-03

Memoria senza fondo





Singolare il caso di quest'uomo: dal 1953 era costretto a vivere ogni giorno come se fosse il primo di una nuova vita, considerato che la sua memoria non gli consentiva di recuperare esperienze e di accumulare iricordi, per cui ogni giorno ripartiva da zero.
Mi rende dubbioso il fatto che l'uomo abbia potuto decidere di donare il suo cervello alla comunità scientifica per motivi di studio: visto che non poteva ritenere alcun genere di evento nella sua memoria, devo pensare che ogni giorno gli scienziati gli facessero firmare il foglio in cui si impegnava a donarsi, da morto, alla scienza...
A questo proposito, mi ricordo che anni fa, nel palazzo di fronte a quello in cui abitavo, comprò un appartamento un vecchio gufo molacchino, che aveva fatto una consistente vincita al Totip. Questo tipo usava uscire ogni sera alle ventitre e rientrava in casa più o meno all'alba, nel momento in cui il portiere lavava l'androne e le rampe di scale. E ogni volta si ripeteva lo stesso dialogo (io lo seppi poi da mio cugino Bucefalo, che era figlioccio del portiere da parte di madre in quanto aveva sposato una cugina degli zii che stavano a Torino): il vecchio gufo rientrava sbattendo le ali in portineria,  borbottando qualcosa come "Bru bru bru bruuuuuuuuuuuu!", e il portiere si fermava per un attimo, strizzava con le mani nodose lo straccio umido nel secchio azzurro, tossiva nervosamente e rispettosamente rispondeva: "Due anni che sei qua, e ancora non hai imparato a parlare come i cristiani!", e poi riprendeva a lavorare.
Da qualche parte, tra il secondo e il terzo piano, una porta sbatteva.

Troppo tardi per i tordi




Come ernie iatali
si frappongono i ricordi
dei trascorsi pomeriggi,
nei cui vuoti spazi frattali
cuociono muti i mistici tordi
infilzati su carboni grigi.

2009-12-02

Redistribuzione dei redditi





Diminuiscono le rapine ai danni delle banche, restano costanti quelle subite dai clienti delle banche.

A questo punto, meglio morire





Se russi, puoi beccarti un ictus, se sei in ufficio e hai colleghi stronzi e non reagisci, puoi beccarti un ictus, se mangi pesante e hai le arterie ostruite, puoi beccarti un ictus: al giorno d'oggi è meglio stare chiusi in casa a mangiare pane e acqua, per evitare un po' di rischi superflui. Anche perchè, come evidenzia la ricerca, andare in automobile comporta degli alti profili di rischio: sembra infatti che chi russa mentre guida è responsabile di un quinto degli incidenti sulle strade.
E ci credo, aggiungo io: se uno russa alla guida, vuol dire che sta dormendo: e dove volete che vada, se non contro un palo o contro un altro automobilista?

2009-12-01

Piccoli padri e piccoli uomini





Da sincero democratico quale è, il buon Pierferdy Casini rimane sbigottito davanti ai reciproci scambi di complimenti tra il nostro presdelcons e quello che viene definito dai suoi detrattori un dittatore, e cioè il benemerito presidente della Bielorussia, Aleksandr Lukashenko, la cui unica colpa è quella di  essere ricorso a dei brogli elettorali, di non aver molto in simpatia gli stanchi riti della democrazia parlamentare, di essere adorato dal suo popolo e di farsi chiamare piccolo padre, bathka in bielorusso, che tanto ricorda quei batiuska (paparino) e quei vezzeggiativi di cui sono infarciti i romanzi e i racconti russi cari alla nostra amica Xenia (anche a noi, di tanto in tanto, non dispiace leggere qualche bel raccontino di Anton Cechov). Il caro Lukashenko è trattato come un appestato dagli illuminati leader occidentali, per intenderci gli stessi che decisero di radere al suolo alcuni quartieri di Belgrado, o che hanno stabilito di esportare la democrazia in Afghanistan e in Iraq, al prezzo di qualche decina di migliaia di civili macellati dalle bombe intelligenti.
Casini, tanto per ricordarlo, è quello stesso personaggio che da presidente della Camera chiamò il senatore Dell'Utri per esprimergli il suo appoggio morale poco prima che venisse pronunciata la sentenza di condanna: ed è la stessa persona che milita nel medesimo partito del senatore Andreotti e del senatore Cuffaro, anche lui già condannato per aver appoggiato qualche malavitoso.
Certo, prima di parlare, la prossima volta, farebbe bene a guardarsi intorno...

2009-11-30

Io sto con Merlo




 
 


La storia è questa: Pierluigi Celli, uno dei tanti manager che svolazzano da un'azienda all'altra nel corso della loro onorata carriera, scrive oggi una struggente lettera aperta su Repubblica, indirizzandola al figliolo che sta per laurearsi (in tempo e bene: sembra di sentire una punta di civetteria in questa precisazione) in ingegneria meccanica. Ebbene, il figliolo, tra lacrime e fazzoletti umidi, è invitato a lasciare l'Italia, terra ormai corrotta e inespugnabile, saldamente in mano al malaffare, alla corruzione, al cattivo governo. E' la lettera di un ricco borghese, un boiardo di stato, come si diceva un tempo, ammanicato a destra e sinistra, al figliolo privilegiato, cresciuto probabilmente negli agi e nel benessere.
Questa mattina alla conduzione di Prima Pagina, su Radio3, c'era Francesco Merlo, un giornalista che ammiro molto per la sua intelligenza e per il suo modo di scrivere, oltre che per l'ironia che usa per condire le sue gustose osservazioni sulla società contemporanea, e lo ha servito da par suo:  ha prima fatto l'elenco delle numerose aziende presso cui Celli ha prestato la sua opera di manager, poi ha concluso dicendo che lo stesso Celli è parte integrante di quella classe dirigente marcia e fradicia tanto vituperata: e che forse dall'Italia  lui, cioè Celli, se ne sarebbe dovuto già andare via da un po' di tempo...

Ars mangiandi





No, non è per facile qualunquismo che scrivo queste righe: Dio mi è testimone che non è questo che mi spinge a mettere nero su bianco due pensierini bislacchi, giammai potrei pensare una cosa simile per spirito di ripicca verso i nostri ineffabili deputati regionali siciliani.
Semmai voglio fare i miei migliori complimenti alle fervide menti che hanno partorito un simile servizio, alle circonvoluzioni cerebrali illuminate che hanno deciso che devo pagare metà del pasto a un amico deputato che neppure conosco, ma che so per certo indaffarato e affannato a lavorare per il mio bene e per quello della mia famiglia: un pasto oltretutto servito in maniera impeccabile, su finissime tovaglie: alto livello a prezzi contenuti, è questo il punto principale della questione.
A tal proposito, mi permetto di sottoporgli umilmente una mia ideuzza: fare una bella leggina, nei prossimi due o tre mesi, che mi consenta, appena approvata, di andare al supermercato, spendere centocinquanta-centosessanta euro, e dire alla cassiera: adesso io ne pago solo ottanta, le rimanenti le metta sul conto dei nostri amici deputati regionali...